mercoledì 3 giugno 2009

Chiedere è lecito, rispondere cortesia.

"Caro signor Berlusconi,


Sono passate quasi tre settimane dalla pubblicazione su Repubblica delle dieci domande riguardo la sua relazione con Noemi Letizia. Lei ha scelto di non rispondere, sostenendo che l'iniziativa del giornale era parte di una campagna organizzata dalla sinistra. Nelle settimane successive, lei ha accusato Repubblica di aver orchestrato un complotto di sinistra che si è esteso alla stampa internazionale, coinvolgendo, fra gli altri il Times e l'Economist. Nello stesso periodo, lei ha anche descritto il Parlamento italiano come "inutile" e i giudici come motivati "dall'odio" e dalla "gelosia".

Mancano solo pochi giorni alle elezioni europee, che si terranno negli Stati membri dal 4 al 7 giugno, e in Italia il 6 ed il 7 giugno. Poi l'Italia ospiterà il G8 all'Aquila dall'8 al 10 luglio. La sua risposta, ancora una volta, ha sollevato dubbi di interesse pubblico più ampio, sul suo comportamento come primo ministro italiano.

Vorrei rivolgerle anch'io altre dieci domande.

1) Lei ha rivolto molte critiche al ruolo della stampa in questo caso, nonostante il fatto che Il Giornale (quotidiano di proprietà della sua famiglia), come altri giornali, abbiano difeso regolarmente la sua condotta. Pochi primi ministri hanno questo privilegio, tuttavia lei continua ad insistere sul fatto che la stampa le è contro. Qual è il suo concetto, allora, di stampa libera? Per esempio, porrebbe condizioni alle critiche che la stampa può muovere al primo ministro?


2) Le ha accusato la Repubblica di "sfruttare questioni private per fini politici". Eppure, i confini fra "pubblico" e "privato" nella sua vita politica spesso si sovrappongono, soprattutto per il fatto che lei possiede diversi quotidiani e stazioni televisive e allo stesso tempo detiene il potere politico. Lei accettò di risolvere il "conflitto di interessi" entro 100 giorni dalla sua entrata in carica, eppure nulla è stato fatto ancora. Questa situazione solleva ampie critiche in Europa. Perché non ha risolto il "conflitto di interessi" e non crede che esso presenti un problema per la democrazia italiana?


3) Il 21 maggio 2009 lei ha descritto il Parlamento italiano come "inutile", suggerendo che solo 100 parlamentari sarebbero sufficienti per svolgere il loro compito in modo efficace. Allo stesso tempo, sostiene che il popolo italiano sia "con lei". E' sua opinione, quindi, che il popolo italiano sarebbe felice di darle più potere per far funzionare le cose in modo più efficace?


4) Lei ha paragonato il ruolo del governo a quello di un'azienda privata e in un confronto fra legislatori e imprenditori, considera migliori i secondi. Comprende la differenza fra essere un uomo d'affari di successo e uno statista di successo?


5) Il 19 maggio, un tribunale italiano ha emesso una sentenza secondo la quale lei ha corrotto l'avvocato inglese David Mills, pagando 600,000 sterline perché testimoniasse il falso a suo favore. Mills è stato condannato a febbraio, lei invece è stato protetto da una legge che le garantisce l'immunità varata sotto il suo governo. Lei ha detto che riferirà in Parlamento sulla questione "appena ne avrà il tempo", ma non prima delle elezioni europee. Perché e quando saranno fatte queste dichiarazioni al Parlamento?


6) Oltre alle critiche rivolte al Parlamento italiano, lei attacca regolarmente i giudici per il loro "pregiudizio" e la loro "insanità". Lei è stato recentemente oggetto di critiche per aver insidiato le procedure costituzionali, cosa che ha portato ad un contrasto con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, recentemente, in particolare, per il caso del diritto a morire di Eluana Englaro. E' stato detto che lei stesso aspira a succedere a Napolitano. Può confermare la sua intenzione di voler diventare presidente della Repubblica? E in che modo arriverebbe a ricoprire questo ruolo?


7) A luglio 2009 lei ospiterà il summit del G8 all'Aquila. In precedenti occasioni internazionali e riunioni con leader mondiali, lei ha avuto problemi di comunicazione con alcuni dei suoi pari. Crede che ce ne saranno altri quest'anno?


8) Quali sono, a suo giudizio, i maggiori successi che ha conseguito come primo ministro italiano?


9) Nelle scorse settimane, lei ha negato di essere stato coinvolto direttamente nel processo di selezione di showgirl televisive come candidate parlamentari per il suo partito, anche se il suo quotidiano Il Giornale, lo ha ammesso. Può chiarire se è stato o meno coinvolto nel processo di selezione?


10) Infine, perché Noemi Letizia, la sua amica diciottenne di Napoli, la chiama "papi"?

Cordialmente,


Geoff Andrews"

Tratto da La Repubblica

sabato 16 maggio 2009

L'amante della libertà...

Questa è la Russia di Putin.
L'episodio mostra il grado di libertà che si ha in questo paese, visto che era in corso una manifestazione sul tema dell'omosessualità.
Putin, il grande amico di Berlusconi.
E Berlusconi, il premier a capo di un partito chiamato "Popolo delle libertà", che si è sempre definito dalla parte della libertà, non come quei comunisti della sinistra.
E come spiega, allora, la vicinanza di intenti con un liberticida come Putin?
E' coerenza questa?
Oppure il matrimonio col russo è solo un'unione di convenienza?
Altroché le dieci domandone (!?!) della Repubblica: io vorrei luce su cose come queste, sull'assurdità di un uomo che ha costruito la sua vittoria politica su una parola che non conosce e non rispetta.
Ma la cosa più assurda è che c'è una marea di gente che ci crede, pure.
Italia, forza!

domenica 10 maggio 2009

Non è la stessa cosa

Dopo la proposta del leghista Salvini, e in seguito alle continue uscite poco fortunate del nostro premier, ho capito che non è la stessa cosa: ho fatto un collegamento nemmeno troppo in dietro nel tempo, e l'ovvietà mi si è palesata.
Di cosa sto parlando?
Mi riferisco alla possibilità di dire battute, anche battutaccie, che possiedono i nostri politici o ritenuti tali, rispetto alla libertà di compiere lo stesso gesto da parte di un cittadino non politico.
Un politico, infatti, può dare dell'abbronzato a Obama, può provarci con tutto quello che ha una vagina tra le gambe, può dare del coglione all'elettore medio di sinistra, può essere razzista, fare proposte che ricordano in ventennio, insomma ne può fare di ogni. E noi cosa possiamo fare?
Beh noi, non proprio noi, prendiamo ad esempio chi per lavoro dovrebbe far ridere: i comici. E ripensandoci mi viene in mente la polemica nata attorno a Vauro e alle sue vignette sull'Abruzzo, episodio nel quale non entro in merito. Ma la reazione dei nostri politici e dell'azienda Rai, eh quelle mi interessano, perché mostrano come davvero i nostri politici siano casta.
Vauro è stato sospeso per una settimana e l'episodio è stato censurato da tutti e giornali e dall'intero arco politico, con rare esclusioni che parlavano di una non bene delineata libertà di espressione e critica. Perché Vauro aveva offeso le vittime del territorio, non aveva partecipato allo slancio solidaristico tipicamente italiano, ma si era messo a fare polemica subito dopo il terremoto e...dai, non si fa!
Invece dire che ci vorrebbe un vagone in metro solo per i milanesi, questo non è offensivo? Dare dell'abbronzato al presidente degli Stati Uniti, questa è solo una battuta scherzosa?
Mi sale l'acido dallo stomaco, perché siamo davvero di fronte all'assurdo divenuto normalità, perché ormai si può dire tutto e smentire anche quello che non si è detto, basta dire che è una battuta, oppure che si è stati fraintesi o, meglio ancora, che è tutto architettato dai comunisti.
Io credevo, nella mia mente deviata da comunista sesantottino, che il politico fosse il primo fra i cittadini, soprattutto in quello che dice: invece è il contrario! Il politico in quanto tale può scusarsi ed essere scusato, mentre chi per vivere ha scelto di far satira no, deve essere censurato o meglio autocensurarsi.
Sono queste per me le cose davvero tristi di questa politica e di questo modo di far politica, non tanto se Veronica si separa da Silvio, perché son affari loro: gli altri, invece, sono anche affari miei.
Di certo nostri.

domenica 8 febbraio 2009

Non è un GIOCO



La situazione è grave, molto più grave di quanto possa emergere da alcune testate giornalistiche. E non è disfattismo o catastrofismo: è la realtà.
In gioco c'è il nostro Stato di Diritto, la nostra Costituzione, la nostra LIBERTA'.
Nella vicenda Englaro il nostro governo ci sta mostrando come interpreti il termine democrazia: se vieni eletto dalla maggioranza della popolazione, puoi scegliere per la totalità di essa, sulla totalità degli argomenti, compreso VITA e LIBERTA' PERSONALE.
Il padre di Eluana ha seguito l'iter giudiziario, i tre gradi di giudizio, per capire quali possibilità vi erano di esaudire le volontà di sua figlia, senza uscire dal seminato della legalità e del rispetto per i principi fondamentali della nostra carta costituzionale. E l'iter giudiziario, nonostante i vari ricorsi, ha acconsentito, interpretando questo gesto di sospensione non come eutanasia, ma come interruzione di un trattamento medico, scelta che appartiene alla sfera delle libertà personali di un individuo. Sembrava la fine di una vicenda mediatica dolorosa e a tratti insensata, troppo chiacchierata, una fine regolare. Legittima.
Invece è intervenuto il potere esecutivo e la sua arroganza, affermando, in barba alle deliberazioni del potere giudiziario, che un simile trattamento di fine cure è da considerarsi eutanasia. E ha emanato un decreto per mettere ordine e legalità laddove non vi era.
Esecutivo 1 - Magistrati 0.
A questo punto il Presidente della Repubblica, garante dello stato e della costituzione, ha osservato che il decreto presenta numerose note di incostituzionalità, e quindi non lo ha approvato. Ha posto il nostro stato di diritto, i nostri diritti irrinunciabili al di sopra del caso singolo, al di sopra della diatriba tra partito della vita e partito della morte. Ha semplicemente fatto rispettare una carta che regola la nostra vita da più di sessant'anni, una carta più volte elogiata da politici italiani e non solo.
Reazione dell'esecutivo?
Cambieremo la carta costituzionale se necessario, e il comportamento del Presidente è a favore dell'eutanasia (poi ritrattata).
Quindi esecutivo 2 - resto del mondo 0.
Non sono nemmeno state prese in considerazione le motivazioni della non approvazione, non si è neppure pensato che forse si stava esagerando, presi dalla foga di "salvare" una vita umana (sempre che sia compito dell'esecutivo scegliere sulla vita umana, quando vi è già una carta costituzionale con questa funzione...), ma si è subito deciso che o è bianco o è nero.
Esecutivo per la vita, resto del mondo per la morte. Plauso della Chiesa.
Pertanto il quadro che si delinea da questa vicenda è riassumibile in:

- Esecutivo ha un potere che va oltre quello giudiziario, tale da emanare decreti o leggi che non tengano minimamente conto delle sentenze dei nostri giudici, sbagliate a priori. Il potere giudiziario viene così esautorato;

- Esecutivo al di sopra del Capo dello Stato, incapace di capire le motivazioni nobili che muovono certe decisioni, e troppo ligio a una "carta costituzionale filosovietica";

-Esecutivo al di sopra della carta costituzionale, cambiabile non appena non conforme con le idee del governo, e non pozzo per attingere conoscenza, luogo in cui rifugiarsi per salvaguardare i cittadini italiani, monito contro un qualunque attacco alla democrazia.

Sempre nell'ottica realista e non disfattista, queste sono le premesse per un colpo di stato, per un accentramento dei poteri nell'esecutivo, per un attentato alla democrazia e alle nostre libertà.

Infine sono davvero dolorose le parole del premier nei confronti di una donna in coma vegetativo da diciassette anni, a cui egli attribiusce la possibilità/capacità di partorire: come se il concepimento fosse esclusivamente un atto di inseminazione, e la donna come unicamente uno strumento per portare un feto a crescita completa, anche se questa donna non ha attività vitale rilevante (parlare, sorridere, ridere, camminare, baciare, abbracciare, etc) da diciassette anni. Una visione della donna e del concepimento medievale, o, forse, clericale.
Che sia il ciclo mestruale a fare di una donna una persona viva, attivamente viva, è assai discutibile: a fare una persona viva, attivamente viva, sono ben altre cose, come le relazioni, come le azioni quotidiane, come la possibilità di amare ed essere amata.
Davvero doloroso, soprattutto per il padre, sentire la propria figlia, da diciassette anni legata a un letto, essere trattata come una generatrice di figli, come una "cosa viva" e non come una persona. Penso che entrando nel merito di situazioni di questo tipo non bisogni mai anteporre i propri scopi e ideali al rispetto per chi soffre. Penso che non si possa affermare, riferendosi al desiderio del padre, che tanto affanno non nasconde “niente altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità”. Non si è NESSUNO per giudicare in questo modo un padre e il suo dolore.
Credo che il problema sia, appunto, il RISPETTO: delle persone e della libertà.

"No more lies, please"

sabato 7 febbraio 2009

Sadness

[...]
"Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono."

[...]

sabato 24 gennaio 2009

Vaticano mio: mi freghi sempre!

Non potevo non scrivere qualcosa anche sul mio amato vicino di stanza, il mittico Vaticanozzo!
Come avrete capito, non stimo molto il Vaticano come stato, la Chiesa come mezzo di propaganda politica e come creatrice di una nuova società di stampo cattolico, mentre credo molto nella Chiesa come pastore di anime, anche se non la mia (che non ho...).
A prescindere dalle mie credenze, devo ammettere la sconfitta: sono stato fregato dalla Chiesa, più precisamente dal suo organo di stampa, l'Osservatore Romano. Commentando una delle prime scelte prese da Obama dopo il suo insediamento, ossia il suo discorso in difesa dell'aborto, avevo subito apostrofato l'accaduto: "Scommetto che stavolta che lo dice l'uomo più potente del mondo, la Chiesa manco proferisce parola! Non come qui in Italia che se dici aborto ti trovi circondato da preti incalliti e magistrati che ti vogliono mandare alla gogna...".
Invece stamattina guardo il sito online della Repubblica e vedo un articolo dedicato alla reazione del bollettino vaticano, ovviamente molto critica nei confronti delle parole di Obama: mi hanno fregato!
Sull'argomento aborto sarebbe da scrivere un altro articolo da zero, ma memorabile è stata anche in questo caso la macchina propagandistica vaticana, che oramai non perde occasione per farci notare e capire quali siano le sue posizioni riguardo ad aborto, eutanasia, bioetica, politica italiana ed estera, crisi finanziaria e dei valori, scuola pubblica ma soprattutto privata (meglio ancora se cattolico-privata), etc etc
Guai però a parlare di ingerenza o cose del genere: in Italia c'è la libertà di parola e stampa!
Balle. Solo che i voti dei bigotti cattolici che ancora non usano il preservativo e credono che Dio ci salverà fanno comodo. Peggio: fanno vincere. E vanno a ruba ultimamente, come anche l'appoggio di curia e compagnia bella.
Basta vedere il comportamento di Sacconi con la Englaro: è lui un magistrato per scegliere che fare in materia giuridica? Pazzesco, alla fine è arrivato a minacciare di chiudere la clinica privata.
Da fuori di testa. O meglio, da italiani.

Elezione che vai, sorpresa che trovi



Già da tempo meditavo di scrivere un post su uno dei politici forse meno coerenti che io ricordi, e siamo in Italia: ce ne vuole!
Sto parlando nientemeno che di Capezzone, nel quale mi sono imbattutto più volte guardando la tv: chissà per quale motivo ma il mio stomaco risponde sempre male alla suo vista. Sarà che quando ero più giovane l'ho pure votato (me tapino!), sarà che quando era nei radicali credevo in quello che diceva, sarà che saltare dai radicali alla cuccia di casa Berlusconi può succedere solo in Italia.
Pur non sapendo bene il perché so solo che mi irrito a sentir parlare una persona del genere, emblema di come far politica in Italia sia troppo spesso seguire la corrente, probabilmente col fine di far carriera, e che idee e convinzioni sono seconde rispetto a potere, fama e soldi. Peccato davvero.
Io spero sempre che a una nuova votazione cambi qualcosa, ma se le sorprese che trovo sono di questo tipo ormai più che fiducioso, devo definirmi visionario.